Quattro chiacchiere con Valentina Ciotola, fashion blogger di PIUSC!

Valentina CiotolaE’ con piacere che proponiamo l’intervista realizzata da StyleCult a Valentina Ciotola, fashion blogger di PIUSC!, un progetto innovativo che abbina la realizzazione di outfits vintage rigorosamente realizzati con capi a basso costo e la promozione di una delle città italiane più belle: Napoli.

Benvenuta su StyleCult, Valentina! Parlaci un po’ di te...

Grazie innanzitutto a voi per avermi chiesto questa intervista, sono onorata ed emozionata di aver ricevuto questa richiesta dal vostro portale!

Bene, io sono una studentessa in Design per la moda qui in Campania alla S.U.N. di Aversa che coltiva dentro di se da sempre  (è nel mio DNA potrei dire!) la passione per il mondo della moda: mio nonno è un artigiano calzaturiero e mio padre un progettista sempre di calzature.

Ricordo che da bambina andavo spesso al lavoro con mio padre e stavo delle ore a giocare con tacchi, suole, pezzi di pelle, componendo da sola dei piccoli modelli di oggetti spesso inesistenti. Adoravo il caratteristico odore della “stanza delle pelli”, un luogo di culto per chi realizza scarpe e mi è sempre piaciuta l’idea di creare qualcosa usando le mie mani, proprio come fa ancora oggi a 73 anni suonati, mio nonno.

Maya Sansa in Zambia, per dare più potere alle donne

Maya Sansa

Maya Sansa ha percorso centinaia di chilometri in jeep attraverso la savana, incontri emozionanti, la scoperta che in Zambia “anche l'acqua è una questione femminista: perché sono i maschi che decidono, da soli, dove scavare i pozzi; ma sono poi le donne che devono andarci per trasportare l'acqua, sotto il sole e per chilometri“.

È stato un viaggio intenso, quello di Maya in Africa, insieme a The Circle, l’associazione al femminile creata da Annie Lennox e dalla ong inglese Oxfam. Viaggio che il mensile Marie Claire racconta in esclusiva.

In Zambia, The Circle sostiene progetti per dare più potere alle donne, aiutarle a lavorare, implementare l'agricoltura nei villaggi più poveri, prevenire l’Aids (il 14,3% della popolazione ne è affetto). E a studiare, il primo passo per diventare libere ed economicamente indipendenti.

Giuseppe Fiorello: “Ora mi sento sicuro e potente”

Giuseppe Fiorello

Sarà uno dei protagonisti di Magnifica presenza, il nuovo film di Ferzan Ozpetek che uscirà a marzo. Nel frattempo, Giuseppe Fiorello si confida a Marie Claire: “Sono sempre stato "il fratello di". Ora è finita. Davanti alla macchina da presa posso anche stare nudo, mentre nella vita arrossisco anche solo se mi fanno una foto. Grazie ai personaggi che interpreto posso tirar fuori quella parte di me che ho sempre nascosto”.

E’ sempre stato messo in confronto con il fratello maggiore. Bambino timidissimo e giovane serissimo (“per me avere una ragazza significava essere fidanzato”), Giuseppe Fiorello racconta le esperienze nei villaggi turistici, il dolore per la morte del papà, il primo ingaggio a Radio Deejay, poi la conduzione televisiva del Karaoke fino alla svolta più importante della sua vita: l’incontro con lo scrittore Niccolò Ammaniti che lo ha scelto per il film tratto dal suo romanzo L'ultimo capodanno.

Oggi Giuseppe "Beppe" Fiorello è un uomo sicuro di sé: “Mi sento molto forte, ho una potenza inaudita che mi viene dal pubblico, che ha il potere assoluto di decidere”. E che ha deciso: lui è uno dei migliori attori italiani del momento.

Carine Roitfeld: “A settembre il mio nuovo giornale”

Carine Roitfeld

Famosa per aver rilanciato Vogue francese, da cui poi si è burrascosamente allontanata, l'icona di stile internazionale Carine Roitfeld rivela a Marie Claire di marzo, in uscita domani, che a settembre lancerà il suo nuovo giornale: “Non voglio dare né il nome della testata né altri dettagli. È il mio lato russo, sono superstiziosa”.

Già musa di Tom Ford, fotografa ed ex modella nota per l'erotismo degli scatti da lei "diretti", a 57 anni nei fatti Carine Roitfeld è una moglie e mamma esemplare.

Sono sposata da trent'anni, e se vuole sapere se sento il peso dell'età, le rispondo “no“. La mia taglia è sempre la stessa: ho solo allungato un po' la gonna, e ci tengo al mio sorrisodichiara Carine Roitfeld.

Come si sente, ora che è diventata un brand? “Ho depositato il mio nome. C'est tout”. L’intervista completa sul nuovo numero di Marie Claire.

A tu per tu con… Daniele Melato, fashion photographer

Daniele Melato

E’ con gran piacere che diamo il benvenuto su StyleCult a Daniele Melato, fotografo di moda, vincitore del primo Photo Contest di StyleCult. Conosciamolo meglio.


Ciao Daniele, benvenuto su StyleCult. Parlaci un po’ di te.

Ciao a tutti. E’ stata una grande soddisfazione! Seguo StyleCult da un bel po’ di tempo, mi ha sempre fornito un sacco di spunti e ispirazioni e quando ho saputo del concorso mi è sembrata davvero una bella idea; ho deciso subito di partecipare, ma il risultato è stata una vera sorpresa.

Come nasce la tua passione per la fotografia?

Ho una vera e propria passione per l’arte visiva e grafica, tant’è che ho frequentato il liceo artistico e ho proseguito gli studi in questa direzione, prima all’Accademia Cappiello di Firenze, poi con vari Workshop e con tanta, tanta attività da autodidatta e voglia di migliorare.

Dakota Fanning a Cosmopolitan: “Al college troverò mio marito”

Dakota Fanning su Cosmopolitan

Dakota Fanning è elettrizzata dal suo primo anno di college; alla New York University spera di trovare l’amore: «C’è qualcosa di eccitante nell’idea di andare a vivere in una nuova città e incontrare qualcuno di speciale. Io in realtà ho avuto un solo ragazzo, un mio compagno di scuola», confida a Cosmopolitan. E aggiunge «Fa uno strano effetto pensare a tutte le persone che dicono cose tipo: “Ho conosciuto mio marito al college”. Ogni tanto vedi un ragazzo e ti viene da chiederti: “Sarà mica quello mio marito?”». Tornando al misterioso ragazzo del liceo, Dakota Fanning non crede di essere mai stata davvero innamorata.

Dakota ammette di fantasticare su un romantico incontro voluto dal destino «Sai, sei in un bar, ti cade qualcosa dalle mani, lui te lo raccoglie, e parte il colpo di fulmine» ma poi, specifica: «Non ho mai tempo per questo genere di cose».

In effetti Dakota Fanning ha avuto solo tempo per essere un’attrice sin da quando è piccolissima: «Fin da piccola ho sempre saputo chi fossi», spiega. «Non ho mai dovuto attraversare la fase della ricerca dell’identità».

Tiziano Ferro a Gioia: il padre che sarei…

Tiziano Ferro su GioiaDue giorni con Tiziano Ferro sul set del nuovo video, tra le nevi del Tirolo austriaco.

Il cantante racconta in un'intervista a Gioia com'è cambiata la sua vita a un anno dal coming out, con un album in vetta alle classifiche, un libro appena pubblicato e un amore finalmente senza ombre. "Il mio compagno è talmente beneducato che va quasi troppo in punta di piedi. Se non è invitato tende a stare in un cantuccio. Invece io gli dico: tu devi irrompere. Ti chiedo di fare le cose in modo che io non scambi la tua riservatezza per mancanza di interesse".

Tra il "prima" e il "dopo" gli è cambiata perfino la voce. "Per forza", spiega lui, "la voce è vicina al cuore, condizionata da come stai". E Tiziano Ferro sta benissimo, immerso in una storia "che mi rende felice. E mi fa dannare".

Tanto che nemmeno immaginarsi padre sembra impossibile per Tiziano Ferro: "Penso che ai miei figli impartirei disciplina, ma sempre con tenerezza e amore".

Rooney Mara a Gioia: Lisbeth Salander non è una femminista

Rooney MaraSono le donne quelle che la amano di più. Perché Lisbeth Salander, androgina e fragile e violenta creatura dei romanzi di Stieg Larsson, è un’icona. Oscura, inafferrabile, potente. È una maschera, è un demone: quello della femminilità postmoderna.



Rooney Mara, che la interpreta nella versione americana di Millennium – Uomini che odiano le donne, lo sa bene: «La mia vita è cambiata. Avrò bisogno di tempo per capire cosa mi abbia fatto questo personaggio» confida in un’intervista a Gioia.



I punk e le femministe amano Lisbeth Salander senza riserve eppure, dice Rooney Mara, “lei non è punk, non appartiene a nessuno, è un’individualista. E non credo che sia femminista, o comunque non si definirebbe mai così, perché non è una che impugna la bandiera di una causa".

Chiara Mastroianni: mio padre, mia madre, il cinema

Chiara Mastroianni«Vorrei incontrare mio padre per una bella conversazione a pranzo e presentargli il nipotino nato dieci giorni dopo che lui se ne è andato. Lo porterei in un ristorantino dove andavamo sempre quand'ero piccola, negli studi di Cinecittà. Mangiavamo tra una comparsa vestita da gladiatore, una da cowboy, un’altra da astronauta. Quanto ci siamo divertiti!», racconta Chiara Mastroianni in un’intervista esclusiva a Marie Claire.



Chiara Mastroianni lascia volentieri alla mamma Catherine Deneuve il ruolo da icona di stile e degli stilisti: «Siamo imparagonabili. Ma la sua era un’altra epoca. Mia madre aveva come costumisti persone come Yves Saint Laurent. Io no».



Per la figlia del grande Marcello Mastroianni, il mondo di Cinecittà è come una famiglia: una famiglia di cui diventa la voce narrante nel documentario Handmade Cinema (diretto da Guido Torlonia, scritto da Laura Delli Colli e prodotto da Luchino Visconti), dedicato alle maestranze che hanno dato vita alla realizzazione di grandi capolavori del cinema.

Angelina Jolie, la sua prima in regia su Marie Claire

Angelina Jolie - In the Land of Blood and HoneyIn the Land of Blood and Honey, uscito a dicembre nelle sale USA e ora in quelle europee (ma non ancora in Italia) è il primo lavoro alla regia di Angelina Jolie. Il film racconta la storia d’amore tra un soldato serbo e una ragazza bosniaca, sullo sfondo del conflitto nella ex Jugoslavia.

Nell’aprile del '92, quando il conflitto ha travolto la Bosnia, Angelina Jolie aveva appena 17 anni: «All’epoca non avevo idea delle dimensioni dell’atrocità», ammette con onestà Angelina.

Ma il lavoro della Jolie come ambasciatrice di pace dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati l’ha esposta alla difficile situazione dei bosniaci e alle sue perduranti conseguenze: «Ho studiato. Ho osservato, ascoltato. Volevo solo raccontare la verità. Volevo rispettare la gente. Se non sapevo, chiedevo. Molti dei miei attori hanno vissuto in prima persona la guerra» dice «Ho ascoltato le loro storie e ho cercato di incorporarle nel mio lavoro. È stato un periodo di grande dolore e io ho voluto descrivere quanto sia stata coraggiosa quella gente. Spero serva a tutti per ricordare, ma solo pochi capiranno veramente». È per questo, forse, che Angelina Jolie deciso di far uscire il film prima in bosniaco, con sottotitoli in inglese.

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